Le chinois des jardins de Savone
Descrizione, curiosità e tecniche colturali tratte dal Disciplinare di produzione sottoscritto da vivaisti e produttori
Art. 1 Nome del prodotto Chinotto di Savona (le chinois des jardins de Savone) – frutti utilizzati per la trasformazione
Art. 2 Zona geografica Zona litoranea dai 2 ai 300 m s.l.m., spingendosi nelle vallate retrostanti dei seguenti Comuni: Savona – Varazze – Celle Ligure – Albisola Superiore – Albissola Marina – Vado Ligure – Quiliano – Berteggi – Spotorno – Noli – Finale Ligure - Borgio Verezzi – Pietra Ligure.
Art. 3 Riferimenti storici Già dai tempi dei romani si ha notizia della coltivazione degli agrumi sulla costa savonese. La coltura più estesa, che aveva fama mondiale, è quella che si faceva in Liguria, nel territorio di Savona, da circa tre secoli. La prima coltivazione a livello industriale risale all’inizio dell’ 1800 e ha toccato la sua massima diffusione tra il 1900 ed il 1915. L’utilizzo dei frutti è nella canditura o sotto liquore o per essenze.
Art. 4 Descrizione della varietà (cultivar) Citrus aurantium L., var. amara L., subvarietà sinensis (secondo il Risso). il Chinotto è un alberello sempreverde, originario della Cina e della Cocincina. I fiori sono piccoli, bianchi, molto profumati, solitari o riuniti in gruppi e in posizione ascellare o terminale. Sono ermafroditi con corolla costituita da 5 petali. La fioritura ha inizio generalmente verso la metà del mese di aprile. I frutti, disposti a grappoli, sono di piccole dimensioni (meno di grammi 50), della grandezza di una grossa albicocca, sferici, ma alquanto appiattiti alla base, apireni o con semi piccoli. La buccia sottilissima è di colore giallo-arancio, intensamente profumata; la polpa si presenta gialla, poco sugosa, leggermente amara e con 8-10 spicchi. L’invaiatura dei frutti avviene agli inizi di novembre. Il Chinotto è ritenuto una mutazione (gemmaria) dell'arancio amaro.
Art. 5 Territorio e caratteristiche del terreno Il territorio è orograficamente inquadrabile nella fascia costiera della riviera ligure modellato in valli e vallette fortemente in pendio con sistemazioni a terrazze realizzate prevalentemente con muretti a secco.
Art. 6 Clima Clima temperato, esposizione sud, sud – est, sud – ovest, al riparo dai venti freddi soprattutto dalla tramontana, teme il gelo.
Art. 7 Tecniche colturali Riguardo al terreno, i chinotti prediligono quello sciolto o di medio impasto,profondo, fertile, ben drenato (non sopportano i ristagni idrici), con pH compreso tra 6,5 e 7,5 e ben dotato di sostanza organica. Rifuggono i terreni troppo argillosi, calcarei e salsi. Il chinotto si propaga per innesto sul melangolo, o sul poncirus trifoliata, la cui coltivazione è cura dei vivai del territorio di produzione. L'innesto sui soggetti si pratica a gemma o a marza quando le piante sono ancora in vivaio ed hanno raggiunto i tre anni di età. I vivai della zona aderenti al progetto di salvaguardia e valorizzazione di cui trattasi dovranno riprodurre con il nome “Chinotto di Savona” solo ed esclusivamente esemplari appartenenti alla varietà locale e già meglio indicata all’art. 4. Dopo altri tre anni si fa il trapianto a dimora in terreno già preventivamente scassato alla profondità di quaranta - sessanta centimetri e dotato di un buon letto di letame, meglio se integrato con qualche concime organo-minerale. La distanza fra le piante in quadro od a quinconce può variare dai tre ai quattro metri a seconda che si fa la coltura specializzata o promiscua con ortaggi. Spuntando le piante all'atto della posa a dimora si imposta, colle branche che si sviluppano dalle gemme sottostanti, un'impalcatura a vaso aperto. La forma che così si fa assumere alla pianta si perfeziona e si regola meglio in seguito colle potature annuali. Nel chinotto la fruttificazione avviene sui rami dell’anno precedente e l’accrescimento dei rami si verifica normalmente in tre periodi: primavera, inizio estate e autunno. L’induzione fiorale delle gemme comincia durante il periodo di riposo invernale, mentre il massimo contenuto di sostanze di riserva nelle foglie e nei rami lo si ha nei mesi di febbraio e marzo. L’allegagione dei fiori è in funzione della quantità di sostanze di riserva presenti nella pianta. La potatura, dunque, non andrebbe mai eseguita in febbraio e marzo, quando si ha l’accumulo delle sostanze di riserva. E vanno ugualmente evitati i periodi in cui le temperature sono molto basse o molto alte. Si lamenta che le piante di chinotto diano delle produzioni saltuarie ed intermittenti, generalmente a turno biennale ciò che è in parte causato dal turno stesso delle potature di mantenimento che invece di praticarle tutti gli anni si praticano generalmente ogni due anni. E' quindi consigliabile una maggiore regolarità nella potura del chinotto, integrandola con opportune rimonde dopo i secchi e le gelate in modo che, diradando un poco le fronde dall'eccessiva foltezza verso cui esse tendono, si favorisce una maggiore aerazione ed un più completo soleggiamento, limitando di conseguenza anche l'ospitabilità ai parassiti. Non bisogna esagerare con le potature, limitandosi solo ad alleggerire la chioma eliminando i rami secchi, rotti o debilitati dopo che hanno già fiorito o quelli curvi verso il basso in quanto i chinotti hanno un accrescimento molto lento. Il chinotto, come in genere tutti gli agrumi, è piuttosto esigente in fatto di acqua: durante il periodo estivo si eseguono le irrigazioni di soccorso meglio se eseguite con impianti a goccia o comunque a bassa dispersione. Fra le altre cure colturali che richiede annualmente, o quanto meno ogni due anni,la pianta di chinotto, hanno una certa importanza le zappettature primaverili ed invernali colle quali si sotterra anche una buona dose di letame (ottimale quello di pecora) e di concimi organo-minerali, costringendo in pari tempo la pianta ad approfondire le sue radici per difendersi meglio dai geli.
Art. 8 Concimazione Predilige le concimazioni organiche, in mancanza delle quali intervenire con concimi organo-minerali previa analisi chimico-fisica del terreno entro i seguenti limiti rispetto alle quantita’ tecnicamente ottimali, tali cioè da garantire la massima produttivita’: A. 75% per quanto riguarda l’azoto; B. 90% per quanto riguarda fosforo, potassio e microelementi. Correttivi e ammendanti nelle quantita’ tecnicamente opportune, determinate da un tecnico qualificato sempre previa analisi del terreno.
Art. 9 Difesa fitosanitaria La difesa fitosanitaria è consentita, con l’utilizzo dei soli principi attivi di seguito indicati, contro le principali avversità, in particolare contro il mal secco, le cocciniglie, le fumaggini e le fillominatrici degli agrumi in particolare, in questo caso, per le giovani piante. Nella scelta dei mezzi d'intervento per la difesa fitosanìtaria di questa coltura va data sempre la priorità ai mezzi agronomici, ai mezzi fisici, meccanicí e biologici prima di intervenire con il mezzo chimico. Quest'ultimo va impiegato solo nei casi in cui il fitofago raggiunga la soglia di intervento o nei casi in cui si realizzino le condizioni di infezione da parte dì un patogeno, la cui presenza è accertata in un determinato agroecosistema e la pianta ospite è suscettibile all'infezione. Per la scelta dei principi attivi da utilizzare esclusivamente tra quelli indicati di seguito si fa obbligo di: tenere nella dovuta considerazione tutti gli interventi fitosanitari precedentemente effettuati per evitare di ingenerare fenomeni di resistenza; escludere i formulati classificati "Molto Tossici, Tossici o Nocivi" (ex 1 e Il classe) qualora dello stesso principio attivo siano disponibili anche formulati classificati "Irritanti" o "Non classificati" (ex 111 e IV classe);
- valutare attentamente le caratteristiche dei formulati e la loro miscibilità; utìlízzare le dosi dì ìmpìego ìndìcate ìn etichetta, preferendo quelle inferiori previste per l'avversità da controllare;
- rispettare i limiti indicati nelle note riportate nelle tabelle allegate relativi al numero dei trattamenti da effettuare, che sono riferiti a tutto il ciclo colturale; utilizzare i principi attivi solo per le avversità per ì quali sono indicati;
- tener presente che l'uso dei bagnanti e degli adesivanti è ammesso purché regolarmente registrati.
E’ ammesso l'uso dei principi attivi previsti dal Reg. Cee 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni, a condizione che siano regolarmente registrati in Italia, con esclusione di quei formulati classificatì Molto Tossici, Tossici o Nocivi Laddove possibile ricorrere a trattamenti localizzati sulle parti maggiormente infestate, in modo da limitare i danni all'entomofauna utile.
MAL SECCO: EPOCA E MODALITA D'INTERVENTO Agronomico: estirpare le ceppaie di piante infette; tagliare e bruciare i rami infetti (il taglio va effettuato almeno 30 cm al dì sotto della parte secca, avendo cura di disinfettare gli attrezzi utilizzati e di proteggere le superfici di taglio con appositi mastici); evitare le lavorazioni al terreno da metà autunno a primavera avanzata; non praticare reinnesti su piante infette; dal tardo autunno, fino a primavera inoltrata, periodi nei quali è più alto il rischio che si verifichino grandinate, gelate, forti venti, ecc., e comunque più elevata è la possibilità di infezioni da Mal secco, adottare idonee misure per la protezione dei chinotti (copertura con reti, con incannucciati o altro); eseguire le operazioni di potatura preferibilmente nella tarda primavera e con l'occasione eliminare i polloni che si sviluppano al disotto del punto d'innesto non eccedere nelle concimazioni azotate. Chimico: nel periodo compreso tra ottobre ed aprile e solo in seguito ad eventi meteorici avversi (grandinate, gelate, forti venti)
- (al massimo 1 trattamento indipendentemente dall’avversità con uno di questi principi attivi): Tiram - Ziram
FUMAGGINI Provvedere all’aerazione della chioma con la potatura; Contenere le concimazioni azotate.
COCCINIGLIE Nel caso di infestazione in atto nel periodo primaverile il trattamento va effettuato tra fine luglio e inizio agosto con olii minerali leggeri ad alto grado di insulfonabilità (oltre il 92%)
FILLOMINATRICE DEGLI AGRUMI: EPOCA E MODALITA D'INTERVENTO Agronomici: razionalizzare gli interventi irrigui; non eccedere con le concimazioni azotate; limitare ed anticipare la potatura. Chimico: solo su piante giovani ed al manifestarsi dei primi attacchi azadiractina; lufenuron (max 2 trattamenti annui); tebufenozide (max 3 trattamenti annui)
Art. 10 Consociazioni La coltura del chinotto è quasi sempre consociata con le principali colture della zona (vite, olivo, alberi da frutta, ortaggi)
Art. 11 Raccolta Si raccoglie con tempo asciutto e dopo che i frutti non sono più umidi della rugiada che si è condensata durante la notte. La raccolta dei frutti avviene manualmente, attuata sia da terra che con scale, con l’ausilio di apposite forbici, per non privarli della rosetta, e di parte del picciolo. Può essere scalare: da metà settembre a tutto novembre, a seconda dell’utilizzo finale. In media una pianta può dare, nel periodo medio di produttività, 400-500 frutti delle diverse dimensioni e dei diversi gradi di maturazione.
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